Mobilitazione Nazionale Contro il Disegno di Legge Sulla Caccia: Le Associazioni Ambientaliste si Sollevano

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Un'ampia coalizione di associazioni per la tutela dell'ambiente e degli animali ha dato il via a una significativa campagna di opposizione contro un controverso disegno di legge riguardante l'attività venatoria. Il testo legislativo, identificato come Ddl 1552, è attualmente oggetto di discussione in Senato e ha scatenato un vivace dibattito pubblico e politico. Le organizzazioni coinvolte lo descrivono come una minaccia seria per la fauna selvatica, gli ecosistemi naturali e la sicurezza dei cittadini, spingendo per un'azione congiunta per impedirne l'approvazione.

La disputa attorno al Ddl 1552 si è intensificata mercoledì 17 giugno, quando il Senato ha ripreso l'esame del provvedimento. Le associazioni, tra cui Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia, hanno definito il Ddl, colloquialmente noto come "ddl sparatutto", come il "più grave attacco recente agli animali, alla natura e alla sicurezza delle persone". Hanno, quindi, lanciato la campagna #iomioppongo, invitando a una mobilitazione trasversale per contrastare quello che percepiscono come un radicale stravolgimento delle leggi a protezione della fauna selvatica.

Secondo gli esperti ambientalisti, il disegno di legge, fortemente voluto dalla maggioranza di governo e supportato dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, va ben oltre una semplice revisione delle norme sulla caccia. Esso introdurrebbe modifiche sostanziali che potrebbero avere ripercussioni negative e di vasta portata sulla biodiversità, sulla incolumità delle persone e sulla gestione e conservazione delle aree naturali protette.

Le preoccupazioni maggiori si concentrano su diversi aspetti chiave del Ddl. Tra questi, l'espansione delle specie cacciabili rappresenta un punto critico. Si teme anche la reintroduzione della pratica di cattura di uccelli selvatici per usarli come richiami vivi, una pratica controversa e spesso criticata. Un'altra questione spinosa è la possibilità di condurre l'attività venatoria in contesti che attualmente sono soggetti a severe restrizioni o sono completamente proibiti. Le associazioni hanno espresso forte dissenso riguardo all'apertura alla caccia in luoghi come spiagge, in mare da imbarcazioni e in alcune aree demaniali. L'aggiunta dell'uso di silenziatori per le armi da caccia è vista come un elemento che potrebbe ostacolare i controlli e aumentare il rischio di attività illegali, compromettendo ulteriormente la trasparenza e la legalità delle pratiche venatorie.

Un altro capitolo delicato del disegno di legge riguarda le aree protette. Secondo l'Enpa, la nuova normativa imporrebbe alle Regioni e ai parchi nazionali di riesaminare l'estensione delle zone tutelate entro un anno, con il rischio concreto di ridurne la superficie per fare spazio all'attività venatoria. Tale prospettiva è considerata inaccettabile dalle associazioni, in quanto contrastante con l'attuale crisi della biodiversità che affligge il continente europeo e che richiederebbe, al contrario, un rafforzamento delle politiche di protezione ambientale.

La questione della sicurezza pubblica emerge come uno degli argomenti più pressanti sollevati dagli oppositori. Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica di Enpa, ha sottolineato che tra il 2007 e il 2025 si sono verificati 462 incidenti di caccia, con una media di circa 26 decessi all'anno. Questi dati mettono in evidenza i pericoli di un'attività che, a loro avviso, è ricreativa e non essenziale. Di conseguenza, l'Enpa ha richiesto l'intervento del Ministero dell'Interno, sostenendo che l'ampliamento degli spazi e delle opportunità per la caccia porterebbe inevitabilmente a un aumento dei rischi per chiunque frequenti boschi, campagne, spiagge e altre aree naturali, mettendo in pericolo la vita di civili innocenti.

La mobilitazione contro il Ddl ha ricevuto l'adesione di altre importanti organizzazioni, come Gaia Animali & Ambiente, e di numerosi esponenti dell'opposizione parlamentare. Il Movimento 5 Stelle ha etichettato il disegno di legge come una "dichiarazione di guerra alla natura e alla biodiversità", annunciando una strenua battaglia in Aula per fermarlo. Gaia Animali & Ambiente ha criticato l'attenzione del Parlamento su una riforma della caccia, ritenendo che distolga risorse e tempo da problemi più urgenti per il Paese, quali la crisi climatica, le difficoltà del settore agricolo e il costante declino degli ecosistemi e delle specie selvatiche. Lo scontro è destinato a proseguire nelle prossime settimane di dibattito parlamentare, mentre al di fuori del Senato la pressione delle associazioni ambientaliste cresce, animate dal timore che questa riforma possa rappresentare un grave regresso nella tutela della natura, proprio in un momento storico che impone un'azione contraria per affrontare la crisi della biodiversità.

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